PICCOLA STORIA DEL CARNEVALE
DI VITTORIO GLEIJESES
ALBERTO MAROTTA EDITORE

MORTE DI CARNEVALE
Il Carnevale è morto da parecchio tempo ed or-mai
con si festeggia altro che il suo fantasma. Oggi è forse
solo il pretesto per prendersi appena qualche ora di li-
bertà dal lavoro, e dato che la nostra Italia è tutta una vacanza, forzata
o meno, può darsi sia questo il motivo per il quale non è stato ancora
definitivamente cancellato daíla nostra vita e dal nostro vocabolario attuale.
Ai vecchi rimane il ricordo di antiche feste carnevalosche nelle quali veramente
ci si divertiva perché erano loro permesse e concesse libertà inimmaginabili
in altri Momenti; i nostri nonni ancora ridono a quei ricordi, idur non entrando
in particolari perché pensano forse @@he il racconto potrebbe non essere adatto
alle caste orecchie dei giovani (!). Del resto le nuove generazioni on
presterebbero fede ai racconti delle persone anziane, nvinti come sono di saper
vivere essi soli: in realtà no nati stanchi e sarebbe troppa fatica per loro
dover insare a mascherarsi, o forse per troppi di essi tutta
vita è un Carnevale.
Ecco perché, in memoria di un tempo che fu ed in aggio al defunto Re delle
maschere e delle feste, voglio ncludere questa breve rassegna con il resoconto
di etano Gigliotti, nel suo Elogio storico di Carnevale di funerale di Sua
Maestà il Carnevale allestito nel lonno 1833 da una Società di beoni "':
" Si celebrano i furali in una celebre e vasta cantina fabbricata a volta n
varii archi a modo di sotterraneo, la quale era tutta ricoperta a bruno, con
festoni di ellera intrecciati a bende
150 Cfr. Ed. Fantasianopoli dei Fratelli Paci, Napoli - MDCCCXXXIII.
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funebri, e per fiocchi pendevano delle saporose mortadelle.
Nel mezzo di essa si ergeva la macchina; poiché collocate vi si erano in fila
tre grandi botti ripiene di squisito vino, come piedistallo e base, su le quali
altre due volte. ed al di sopra un'altra ve n'era riposta, in guisa che
formavano una piramide, alla cui cima stava situata un'anfora a modo di urna
contenente carni in aceto, rappresentanti quelle di Carnevale come se
imbalsamate fossero. Altri festoni e fasce mortuarie rivestivano questa piramide
all'intorno.
" Nel mezzo delle botti, dalla fronte vi erano appese delle maschere di
diverse forme e dalle tre ripiene, dalla bocca di esse, davanti e da dietro ne
spillava il vino, che ricevuto veniva in diversi carratelli coronati di rose,
che stavano in circonferenza piazzati come a vasi sepolcrali. A' quattro angoli
della Piramide vi erano de' profumieri, che venivano formati da alti bracieri,
su dei quali stavano delle graticole con dell'arrosto, dal cui stillare che
faceva l'adipe, il fumo s'innalzava dando un piacevole odore all'olfatto.
" Bottiglie, orciuoli, tazze, bicchieri, formavano il resto de' vasi
mortuari che abbellivano il funerale, che con lagrimatorj, erano tutti ripieni
di lagrima di Somma. L'adornavano parimenti molte statue di Baccanti e di Satiri
i quali facevano l'uffìzio di Prefiche, che ne deploravano la perdita, tenendo
nelle mani vari emblemi allusivi alle sue virtù ed alle massime fondamentali
del tenor suo di vita, come a dire: prosciutti, sopressate, forme di cacio,
caciocavalli, pevere, fischi, ecc. ecc.
" Alle basi di ciascun arco stavano collocati due botticini ripieni, con
maschera da fronte, dalla cui bocca come a fontane zampillava il vino. Sopra di
esse vi erano varie forme di parmigiano, e su di questa poggiava un fiasco a
quattro maniche, dalle quali pendevano sertolini di fiori. Fra le due botti a'
piedi dell'arco vi erano attrezzi vari di cucina, grandi bacili, piatti, deschi,
piattelli, forchette, cocchiaj, coltelli, spiedi, padelle, ecc. ecc., che ne
formavano i trofei e le armi.
" Nelle mura vi erano varie descrizioni, come pure altre due ve ne erano ai
lati della macchina; in esse sta-
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vano appese le due bandiere formate dalle vesti di Arlecchino, di Bautta,
Dominò, Zendale, ecc., messe allato della maschera di Pulcinella con suo
coppolone e con la camicia pendente in giù. Altri trofei pur vi erano sospesi
alle mura, cioè chitarre, pandole, tamburri da donne, campanoni, nacchere,
cupi-cupi o timballo di Carnesciale, ed altri fragorosi strumenti...
" Il funerale e le cerimonie durarono fino alla mezzanotte, ed al segno che
dié la campana, gli assistenti trovandosi stanchi di più saltare, sazii da
tanto mangiare e col gozzo pieno di vino, oppressi dal sonno, vomitando per la
via, si ridussero alle proprie abitazioni, ed andiedero a dormire stracchi del
crapolare e dal piangere la perdita fatta di un tanto Uomo, che non avrebbe
dovuto mai morire ".
Io non posso far altro che associarmi al cordoglio di quei simpatici beoni da
tanto tempo ormai scomparsi, ed a chiusura di questa mia piccola storia del
Carnevale non potrei trovare di meglio che trascrivere le epigrafi che erano sul
catafalco del Re Carnevale:
BIBITORES
EPULONES
ACCURRITE!
HIEC ET. ALIBI. MERUM. OBSONIA
NON AMPLIUS
BIBITUR. EDUNTUR.
EST. UBIQUE. DOLOR. UBIQUE. LUCTUS
DIE. PRO. ANNIVERSARIO
CARNEM -LAXARE
QUEM. SUIS. MANIBUS
HONORE CELEBRATUR
MAXIMO
XI. KAL. FEBR.
MDCCCXXXIII.
Sull'interno della porta e sotto l'urna vi erano ancora queste iscrizioni:
CARNIS - PRIVIUM
QUI TANTO. NOMINE. IMPLEVIT. ORBEM
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VIRTUTIBUS. UT. SOL. REFULSIT
EDOCUIT. HOMINES
VOLUPTATES. ET. GAUDIA. VITAE
MONSTRAVIT
NUNC
ACHERONTES. FRUIT.