PICCOLA STORIA DEL CARNEVALE
DI VITTORIO GLEIJESES
ALBERTO MAROTTA EDITORE
CARNEVALE IN TOSCANA
Nella Firenze antica nel periodo
delle feste, non si leva nel Circo a
veder ammazzare i cristiani sulapio degli
antichi romani, ma furono istituiti dei i o spettacoli che appassionavano forse maggiore il
popolo: i tornei. Brigate
di giovani a cavallo, ared abbigliati
con ricchi costumi, chiamati gualdane,
zzavano per la città simulando finte battaglie ed ascon brigate di altre contrade.
Vi furono poi tornei le tra città, tra i quali si ricordano quello del 1115 ro i pisani
capeggiati da Ugo Visconti ed altri contro ttà di Siena. Ai tornei si
aggiunsero le giostre; in @ la Toscana
e non solo a Firenze la giostra fu soia nelle
feste dei Carnasciali: ancora oggi ad Arezzo ravvive a ricordo dell’antica
costumanza la Giostra Saracino. Le
giostre si combattevano tra due cavaarmati di lunghe armi a punta smussata che
si scon@,ano frontalmente a gran galoppo in una lotta senza lusione di colpi.
Spettacolo più interessante,
che venne poi portato ,he a Roma ed
in altre città, era il torneo. La
parteci:ione era per inviti, ed un
araldo girava di castello in ;tello e
di palazzo in palazzo per portare il cartello invito ai prodi cavalieri delle
migliori famiglie. Solo avalieri e quindi i nobili potevano partecipare a questi
.,nei che poi formavano spettacolo per il popolo e per tta la città. Venivano scelte
larghe piazze ove la nolità poteva
trovare ricetto su palchi che erano apposirnente innalzati mentre il popolino era trattenuto al là di uno steccato.
Tutti sfoggiavano per questi giorni festa abiti ricamati con gemme
preziose e cappelli in piume gareggiando con la ricchezza delle bardature Pci cavalli e con lo splendore degli scudi.
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Durante il Carnevale, sino al
secolo XIV, le feste nel castelli e nei grandi palazzi della Toscana si
intensifica. rono ed i giullari si davano un gran da fare. Mai come in tempo di carnevale, quando... ogni scherzo vale, i giul. lari
recitavano versi e strambotti che ad altri sarebbero costati la vita per il loro
crudo verismo, offensivo per gli ospiti di riguardo dei loro Signori. A loro non solo era permesso ma anzi i nobili si vantavano di avere
alla
loro corte e nel loro palazzo menestrelli che riuscissero con i loro lazzi e con
le loro offensive facezie a dire delle verità a cui nessuno si sarebbe mai
sognato di accennare. E così ad un
Tremacoldo del Marco Visconti o ad un Grillincervello del signore di Milano
Luchino Visconti, poi ricordato nella Margherita Pusterla, tutto era per. messo pur di divertire gli ospiti ed i loro
padroni; indos. savano ricche vesti smesse dal guardaroba dei padroni e per dare
una tinta di comico al loro vestire si coprivano la testa con berrettoni di
vario colore, a cono, o sormontati da cimieri, impugnando bastoncini che avevano
al termine come pomi una testina di asino o peggio ancora mascherine di stoffa
stranamente rassomiglianti a qualcuno.
Con la bocca sempre atteggiata
al riso ed una espres. sione tra il cattivo e l’insolente, profittando della
prote. zione loro accordata, questi giullari divertivano tutti gli astanti
fuorché naturalmente coloro che si sentivano individuati e quindi colpiti dai
loro strali. Così le feste
carnevalesche toscane avevano un’aria scanzonata anche per la nobiltà riunita
nei castelli, che per tutta la Toscana erano tanti; e appunto i giullari
commentavano che:
Noi già speranza avemo In Fiorenza trovar ricetto buono; Ma buffon
tanti e tanti ce ne sono, Che noi forzati semo
Partir dolenti dalla città
vostra,
Per gir dov’abbia spaccio
l’arte nostra.
Nel secolo XV per il carnevale si
cominciò a com.
porre le intuonate, le ballate, le
maggiolate, ed i canti
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chiamarono appunto carnascialeschi: la musica sostenitore ardito
della sua introduzione nelle Franchino Gaffurio di Lodi, fattosi apprezzare oi studi sulla musica da Ludovico il Moro che molto caro.
Creatasi così l’unione della musica cesia, sia a Siena con l’Accademia de’ Rozzi che con i Filarmonici, non c’era
più festa carnevairenze ove non vi fosse musica. Le note trovate d’Arezzo ‘ erano solo sei:
ut,
re, mi, fa, so, la attendere il 1520 perché si conoscesse il si per Pietro d’Uregna con il completamente delle note
17
fatto dal padre di Galilei,
Vincenzo @ che mise -,a l’Ugolino di Dante e i Treni di Geremia. ero Carnevale a Firenze si può dire che iniziasse in questo secolo
con i canti carnascialeschi e con ce del
popolo mascherato o vestito con costumi ànti personaggi antichi. Da Arrigo Tedesco a LoMagnifico” e al Lasca @, i canti di carnevale fu-
naco benedettino dei convento
di Pomposa nel ferra1 primo musicista degno di essere così chiamato. Traca@a
musicale, e di fui ricordiamo le se-guenti opere: irto e Il Micrologus. P- bene
però chiarire che non fu @ventare le note musicali, come volgarmente si crede, io
novizio. Egli soleva studiare ispirandosi ad un inn(> iovanni, «
affinché possano a gola aperta i tuoi servi * vita esaltare i fasti, togliere
dalle loro labbra ogni
>ártenne alla
Camerata Fiorentina
de’ Bardi e compose onodie ed un Dialogo sulla musica antica e moderna. ,i v’è da meravigliarsi che lo
stesso Lorenzo, Magnifico sí degnasse
di comporre canti per il Carnevale. Poeta
1, mise col Poliziano la poesia umanistica su un pian(> legante. I suoi sentimenti nello stesso tempo georgici e
chi fecero di Lorenzo un enigmatico della letteratura. n disse il Machiavelli,
in lui vi sono « due persone diasi con
Impossibile congiunzione congiunte ». Monarca di stato duro, se occorresse,
tuffandosi nei suoi canti iva il peso
degli affari del governo. Leggendolo,
sembra @le che l’autore sia un « governante » ed un « principe ». e: il Canzoniere, le Laudi spirituali.
Ciò testimonia di profonda vita interiore anche religiosa, ed è
infatti -edenza, anche del Flora, che il Magnifico sia morto h di Dio,
riconciliandosi come peccatore e come uomo di n l’austero fra’ Girolamo
Savonarola l’8 aprile 1492. iton Giulio Grazzini, « speziale » di
professione, detto dal nome di un
pesce. Nel 1540 fu fondatore,
assieme ad
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rono una caratteristica della
Toscana e quindi di Firenze che era la capitale dello Stato: si iniziarono a
comporre alla corte di Lorenzo il Magnifico che tanto fece per le arti e le
lettere della sua Toscana e venivano cantati dalle liete brigate di notte per le
vie di Firenze. Ricor. diamo i
Canti delle vedove e il Canto di uomini vecchi allegri e goditori. Questi canti con relativa musica, dei quali son parte vitale l’amore,
il desiderio, la gioia di vi. vere o la derisione, superarono la forma bucolica
del ma. drigale trecentesco, ed oltre che nel periodo di carne. vale, furono
presenti nelle feste a calen di maggio, du. rante le cacce ed i balli. Naturalmente la famosa cor. rente « omofona frottolistica » fece
avvantaggiare il canto carnevalesco sulla lauda quattrocentesca o sulla bal.
lata.
A Firenze dopo i Saturnali e
le feste de’ Pazzi, le feste di Carnevale duravano per un massimo di una
settimana e si ripetevano ancora a San Giovanni con gio. stre, tornei, conviti,
balli ai castelli e corse per le quali venivano dati Palii ai vincitori. Folgore da San Gimi. gnano Il ci ha lasciato nei suoi sonetti una
immagine dì una di queste feste della fine del secolo XIV e ci ha detto per
primo che questi canti carnascialeschi toscani erano accompagnati da «
tamburini, trombatori et superbi flauti et cennamelle ».
Nel secolo XV un
cronista ricorda le feste e i carna-
altri, dell’Accademia degli
Umidi, i cui membri, che si ribella. vano all’umanesimo latineggiante ed
uggioso, dovevano prendere un soprannome da qualcosa che avesse colleganza con
l’acqua... umida. Ma...
l’umidità finì e l’Accademia fu poi chiamata fiorentina. Poeta burlesco e giocoso, il Lasca continuò l’opera del Berni
senza raggiungerla, ma distinguendosi per la sua briosa giocondità, a volte un
po’ fanciullesca. Anche commediografo e :novelliere, si ricordano di lui:
La
Gelosia, La spiritata, La strega, La
Pinzochera, L’arzigogolo e Le Cene, ventidue novelle narrate da liete
brigate di giovani nel Carnevale tra il 1540 ed il 1547.
70 Cortigiano. Abbiamo di lui una collana di quattordici
so.
netti, dodici per i mesi dell’anno, uno di introduzione ed uno di chiusura,
ove immagina di augurare una vita nel dolce far niente, solo godimento e giochi,
balli, cacce, giostre ed amori, Beffardo e patetico, spregiudicato e
sentimentale, tratteggia la vita
fiorentina del tempo nelle feste che si ripetevano sempre nel periodo del
Carnasciale.
·
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pganizzati da Messer Carlo dello Scelto per una
a di giovani e fanciulle i quali costituirono rigata della Galca che organizzò il Ballo popoIndi pubblico, al Mercato nuovo e in
Piazza ce. Seguirono nel 1415 e nel 1416 la festa cardel Berlingaccio o della Brigata della Sfera, ilata perché tutti i
partecipanti avevano una crie alla
manica sinistra, la festa della Brigata e nel 1420 due balli popolari dati dalla
Brigata Ani, al suono di pifferi, cennamelle e trombe di « traggea», ovvero
pinocchiati ed anicini, le torce. -
2iglía dei Medici
liberalmente sovvenzionava @nti popolari « a ché il popolo potesse sollaz6&o
compiacimento ». Così le mascherate di Ca’ionfi, i carri, le mascherate
e i canti non si coníù. Vi fu « licenza » per le feste carnevalesche te i « fulmini » e le invettive che dai pergami lanciati al popolo, servo di
Satana. Fu forse iione alla lauda
spirituale e si affermò lo spirito spensierato della bella Fiorenza, così che
in quel alle sacre funzioni il popolo predilesse le feste Nelle anguste
stradicciole di Firenze le belle ne » e
i ribaldi « messeri » non si facevano scru1 di divertirsi a dovere. Fu sempre il Magnifico
ad introdurre nelle feste del Carnevale la « pom@rionfi
» dei carri allegorici: le feste avvenivano come ci tramanda Giorgio Vasari, e
nobiltà e i mescolavano per le
strade nel comune intento giare il Carnevale. Così vi furono ancora mag)alii, giostre, tornei, combattimenti di bestie
fece di cavalli e di bufale, e spettacoli e rappreli popolari che venivano dati nelle piazze, di cui tancesco Grazzini,
detto il Lasca, era di solito e l’autore, aiutato dagli amici Agnolo Poliziano
Ambrogini, detto il
Poliziano dal nome latino del acque, infatti, nel 1454 a Montepulciano, Mons
Poa soli 16 anni iniziò la traduzione dell’Iliade in ni. Nel 1473 lo
chiamò alla sua corte Lorenzo il irché facesse da maestro al figlio Pino e poi
al
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e Bernardo Giambullari. I balli popolari davan
a lazzo Medici diventarono famosi oltre che per la co
grafia anche per la musica di viole, mandole e liuti.
I canti carnevaleschi
trovarono in Lorenzo e Poliziano gli autori più espressivi e più sinceri pe
questi seppero dare eleganza e duttilità al verso e
metrica che doveva poi unirsi al canto. Le
esecuzioi solito venivano ripetute dal Calendimaggio alle fest: di San Giovanni,
e cioè il 24 giugno. Gi organisti
stessi che suonavano al Duomo o in altre chiese com Squarcialupi, o anonimi che
si celavano tra la not del tempo, pensavano alla musica dei canti carnasc: schi,
ed i carri servivano per mettere in ridicolo u costumi dell’epoca, con la
ricerca del doppio senso, solito un po’lascivo ed osceno. Si esortavano le femmiii ad andare incontro ai maschi con scene di tale
verisi rappresentativo che molti ebbero a dolersene. Rico mo il canto del povero che chiede la carità, d’amore, e quello
del cenobita che dopo ess( mato nel chiostro consuma « in allegrezza gli i di
sua vita ».
Altri autori di versi di canti
carnascialese Jacopo da Bièntina, Lorenzo di Filippo Strozzi, sofo Jacopo Nardi
1, Francesco Forti che fu uno c datori dell’Accademia Fiorentina, il calzolaio
Battista Gelli ‘, che fu poi chiamato dal Grandi simo 1 a « legger Dante »,
Antonio Alamanni
figlio Giovanni, che un giorno
sarebbe divenuto il po ne X. Tenne la cattedra di eloquenza greca e latina e morì
nel 1494. P- sepolto nella chiesa
domenicana è co a Firenze, accanto a Pico della Mirandola. Di lui i le Stanze
per la
giostra in Firenze, l’Orfeo, che coml soli giorni, Miscellanea,
le Silvae e le Epistolae.
72 Patriota, difese a Napoli nel 1535 i
fuorusciti coi Alessandro. Fu poeta e commediografo, ed i suoi c scialeschi si ricordano ancora.
Fu anche storico e scrisse dieci libri le Istorie
della città di Firenze dimostrandosi ed equanime nei suoi giudizi.
73 Alternava le fatiche dei calzari con lo
studio umani@ fu anch’egli tra i fondatori dell’Accademia fiorentina. Com commedie come
La
sporta e L’errore e poesie come I canti nascialeschi, I capricci
del bottaio e Circe.
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pr
le orme petrarchesche del Burchiello I’, Bernardo
e altri minori. I fiorentini si
mascheravano da ri, bettc>lieri,
uccellatori, menestrelli, meretrici elle, specialmente quelle di cui tutti
conosce& moralità. Spesso la
satira era rivolta contro la ria
persona, gratuitamente, cosa che oggi nessuno Curebbe di fare.
Ricordiamo Il
Trionfo di Bacco e Arianna di Lorenzo cui una morale paganeggiante della
fudell’amore serviva soltanto a suscitare tra i gioiaggiori desideri e maggiori... offerte!
A
differenza iliziano, il suo Signore, liberale sino allo scrupolo, >lo ammetteva la festa pagana dell’Amore ma agegli
incontri in quel Forte Belvedere ove le luci ie incoraggiavano gli amori promessi, sconvola
volte le sorti di impegni « solenni » dimenticati sola nottata di stelle.
iche nel contado per
Carnevale le donne di Vaglio, tolino e di Fiesole75 rappresentavano alcune scea volte preparate nelle parrocchie e non di rado scurrili.
In quest’ultimo caso non erano le conta;e a rappresentarle, ma allegre amichette di Signori i quei giorni di festa si
dilettavano di questi svaghi copo di far divertire gli eventuali ospiti od amici
trovassero a Firenze. Ci sono state
tramandate onisti alcune feste di quest’epoca passate alla sto-
me quella del 1488 per la quale ben quindici trionfi
>
allestiti, come ci ricorda
Agnolo Dovizi da Bib-
i. La personalità del
Savonarola’ cercò dal 1490 al
di porre un po’
di freno a tali « bagordi », ma Ales-
·
biere fiorentino, fu tra i più fecondi cantori e sonettiprima metà
dei ‘400. Anzi dal suo nome fu
chiamata sca la poesia burlesca e familiare, lepida, scherzosa, a Carnasciale, nata dalla bizzarra unione di parole che ioco e slatinature
senza senso. Fu imitato da Antonio
detto il Pistoia, ma non raggiunto nella scorrevolezza -la del verso.
ra pochi anni or sono vi è stata a Fiesole una rapprecarnevalesca
nella piazza davanti al Duomo. r
questo domenicano severo ed intransigente, che fu Con la scomunica ed il rogo per aver osato opporsi con
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sandro VI a Roma faceva di
peggio, e quindi facile per il severo monaco invitare i suoi « frate: moderare
le loro sfrenatezza bandendo « balli las,
laidi ». Con la morte di Lorenzo il Magnifico e c parola di fra’ Girolamo da San Marco il Carneva venne meno
sfrenato e una dura lotta iniziò tra gli
rabbiati e i Campagnacci medicei ed i Piagnoni, segu del Savonarola. Si
voleva sostituire al carnevale l’ant
lauda ed un furore sacro pervase tutti in luogo di q furore profano e sensuale che tanto scandalo
aveva recato.
Nel 1495 la violenza delle
prediche di fra’ Savonarola « contra lo carnasciale » indusse i dei vari
quartieri della città a riunirsi e a chi mosine per i poveri « vergognosi »
come era del santo frate. E così
con trombe e pifferi altre volte si erano dati ai bagordi carneva cantarono
canzoni mondane, ma solo laudi. rola dal suo pulpito in San Marco benediceva «
che avevano fatto il carnasciale col crucifiss diceva le femmine maritate che «
al par di ninfe m vano a mostra et
acconciate malevolmente le fanciul Così passò il Carnevale del 1496, nel quale
ìn, delle mascherate medicee, il
Savonarola organizzò... c squadre di azione che si chiamarono « potenze tuite
da giovinastri che, con le buone o con le
in ciascuna contrada imponevano il loro divieto ste profane. In ciascuna contrada si preparav falò sui quali si buttava ogni sorta di
vanità, « il sacro foco » potesse far disperdere tutte le di peccato, ed in
piazza della Signoria si pia: l’anno un grande albero con ben trenta rami « i
ai lati, sì da rendere la forma di piramide» lì ammonticchiati strumenti
musicali, figure os(
tutte le sue forze alla
corruzione dilagante nel clero e gior
ragione nel mondo intero ai suoi tempi, è in corsc di beatificazione, come ho potuto apprendere
dai fra@ Marco in Firenze, il convento che lo
ebbe priore. Il che ancora una volta l’incommensurabile grandezza della Cristo.
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te tali, libri « spinti » e
tutto fu arso « ad majorem gloriam »! Chi avrebbe potuto dire al santo frate
che po qualche anno, proprio lì, in
quella piazza, sarebbe to arso lui,
vittima del suo « sacro timor di Dio »? Sappiamo
inoltre da una canzone di un piagnone nel 1498 i carnasciali fiorentini finirono
« miseraite » col carnevale, perché
anche in quell’anno fra’ Diamo riuscì a sostituirsi agli organizzatori
delle fecon le sue prediche e le sue
processioni e richieste Elemosine per i poveri.
Morti sul rogo fra’ Girolamo
martire della sua retìdíne e del suo amore per Cristo ed i suoi compagni i seguirono la sua stessa sorte, Cesare Francesco Alto1 chiese alla Signoria
in nome del popolo fiorentino il rìstino delle feste di Carnevale, ma soltanto
le girandi fuochi tornarono sulla torre di Palazzo Vecchio @na sola mascherata
si organizzò per opera del gonfaere Pietro Soderini. In contrapposizione i seguaci del o frate organizzarono una
rappresentazione che fu olata Il Trionfo
della Morte, a dire il vero molto -o adatta
per le feste di carnevale, tutta una meditane su « sorella Morte » e sulle tristi possibilità reali poter morire in
peccato mortale senza aver potuto avere i
conforti religiosi. Il martirio del
Savonarola scì dunque a dare una
stasi a quella allegria, che il i chiama
licenziosa, « delle feste notturne del pas», finché il pittore Piero di
Cosimo nel 1511 non prei, molto segretamente... nel convento di Santa Maria
ella, quei carri tra i quali, a dire del Vasari, piacque :o quello chiamato « della Morte ». 1 carri erano traida bufale, e
tale raffigurazione, come ben pensò rea del
Sarto, voleva significare la resurrezione di a Medici, la cui restaurazione avvenne proprio l’anno
iente, cioè il 1512.
Col rientro dei Medici, sia Giuliano che Lorenzo
liero organizzare di nuovo il carnevale, ma solo i gioni aristocratici si divertirono ed una piccola parte del
ipolo assisteva alle mascherate dei nobili. Con
l’ele)ne al papato di Leone X, alle
feste si aggregò anche popolo per il giubilo di avere il Cardinale de’ Medici
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alla cattedra di Pietro, ed il
cronista del tempo « che fecesi fuochi in molti luoghi con tanta a
e grida sempre... palle... per tutte dì non si potè altro che gridare... palle
senza saper nulla. Fire: tutta la
città, tanto era le grida e’ fuochi e scoppietti; posero in su’ canti del
ballatoio una botte da malvagia dorata, ogni canto, pi< e cose da ardere, e
su per la Piazza con ta spingarde ». Non è molto chiara la cronaca ( tempo, ma
è comprensibile l’orgoglio e la content che dové suscitare in Firenze
l’elezione al papato di dei Medici. Ad
alcuni, come al Machiav’elli, la cosa babilmente riuscì molto gradita, tanto
è vero che I minciò a circolare un clandestino Canto
de’ Diavoli voleva alludere alla quasi contemporanea elezione a civescovo
di Firenze di un altro Medici: il cardii Giuliano.
Nel Carnevale del 1514
si ebbe l’idea originale
una caccia ad animali feroci
in Piazza della Signoria
una giostra in piazza Santa
Croce ripetute nell’anno e cessivo, quando le feste furono organizzate da Jacc
Nardi per la venuta di papa Leone a Firenze. Figu zioni carnascialesche furono fatte e preparate dal C nacci, dal
Pontormo e da pittori ed architetti della scu
di Giorgio Vasari.
Nel 1541 Cosimo I fece venire
dalla Germ o lanzichenecchi, truppe mercenarie che furc sia alla difesa dei
forti, come la Fortezza da E alla guardia del Palazzo Medici I. Questi, a p
77 Detta
anche di San Giovanni Battista, è ur costruzione pentagonale eretta per volere
di Alessand dici da Pier Francesco da Viterbo ed Alessandro Vite su disegno di
Antonio da Sangallo. Veramente
grandiosa la p che dà su via Faenza,
con grosse bugne a punta altemai bugne sferiche che ricordano lo stemma dei
Medici.
78 Costruito da Michelozzo nel 1444 per
desiderio di Con il Vecchio. A Michelangelo furono attribuite le « inginocchia che furono messe dopo
aver chiuse 1 ‘ e arcate prospicieni «Canto de’ Medici», finestre a
timpano che si ritiene fos le prime del genere costruite a Firenze. Il palazzo nel 1670 po ai marchesi Ricciardi, che lo rinnovarono e lo
ingrandirono i cie nella facciata, alla quale furono aggiunte altre finestre
90
tristì caratteristiche di « anime dannate », avevano la nualità
di saper suonare molto bene i tromboni ed i pif?;ri, tanto che durante quei
carnevali venivano inviati alle mascherate ed alle feste perché si esibissero
nelle loro « rubechine » o nei «
cozzoni », spettacoli da domatori di bestie
feroci; erano chiamati « maestri di fare fraccurade e bagattelle e schizzatoi » perché... molto abili nello
cchizzare acqua sui passanti con delle siringhe occasioali. E così da quella Loggia dei Lanzi dell’Orcagna parvano i lanzi a far
divertire il popolo.
Gli antichi canti
carnascialeschi fiorentini con la sitoria del Granducato ebbero fine ed il
Carnevale laiate le piazze entrò nei palazzi gentilizi, sì che alle maherate
popolari, ai Trionfi e ai Canti carnascialeschi, Ipica espressione del Carnevale fiorentino, si sostituirono i feste
aristocratiche dei Signori, le licenziose feste di illazzo Pitti” o quelle in
onore di Sua Altezza Serenis-
gando il palazzo all’ingresso delle scuderie e della casa di :nzino
deì Medici, dove avvenne l’assassinio del duca Alesdro. Qui ebbero dimora
i Medici da Lorenzo il Magnifico a itmo I, che poi si trasferì a Palazzo
Vecchio lasciando ai atti della famiglia l’uso del palazzo. Dai Ricciardi questo
sb
ai Granduchi
di Toscana ed oggi è sede della Prefettura. rtone si passa ad un primo
bellissimo cortile con portiquindi ad un secondo con ciò che resta della loggia
di Dzzo ed un grazioso giardino del
‘600.
)uesto
grandioso palazzo dalla imponente struttura è in o detto «rustico», ma si ritiene il 1 palazzo più importante
·
nze principalmente per
la grandezza, se si pensa che un’area di 32.327 mq. con una facciata lunga 203
metri @ al centro circa 38 metri. Su disegno del Brunelleschi fu to nel
1457 da Luca Fancelli per desiderio di messer Luca per
c far dispetto » ai Medici. Nel
1549 passò ad Eleonora odo e nel
1558 fu ampliato dall’Ammannati che vi creò lente cortile. Nel 1620 fu
ulteriormente ingradita da Giulio la facciata
e le due ali nel 1746 da Giuseppe Ruggieri e 83 dal Poccianti. Da
quest’ultimo fu anche compiuto il ore della
Meridiana, verso Boboli, iniziato da Gaspare PaoZoi periodo in cui Firenze fu
capitale dello stato savoiardo Lzzo Pitti
fu abitato da Vittorio Emanuele Il e nel 1919 :torlo Emanuele III che però gli preferivano le ville della A e
del Poggio a Cajano. Attualmente è
sede della Galleria Mnderna (fondata nel 1860), del, Museo degli Argenti e degli
Appartamenti Reali. Interessanti
sono inoltre la el Carciofo del Tadda,
che è in terrazza, la secentesca Mosè di Raffaele Corradi, la Cappella
Palatina e l’im-
91
sima
il Granduca e dei suoi cavalieri a Pal
di Nelburgo, Serenissimo
Elettore Palatino del Re-
cellai”.
In queste feste gentiluomini dell’aristocrat@
della Principessa di Toscana
Anna Maria Luisa: in
:& occasione una compagnia chiamata degli Scarlatirenze della
metà del secolo XVI, come Lionardo S
a
un’altra detta dei Verdi rappresentarono la Storia
Bernardo Cappella,
Giovan Battista Strozzi, Mari .,teneo. Un’altra
mascherata fu fatta in onore del fralonna e Gino Ginori mandavano in visibilio
gli ii D del Granduca, Francesco
Maria de’ Medici, in Piazza
esibendosi in
rappresentazioni private insieme ai mu ita Croce con carri, recitazioni di poesie e balli con Pietro Strozzi della
Camerata de’ Bardi, Luca Bati, dica di
bande.
scepolo del celebre
Marco da Gagliano.
Nel secolo XVIII si vollero
fare in Carnevale la tra-
Verso la fine del secolo
si ripresero le masche nale festa del Sabato Santo, dello Scoppio del Carro, che
di solito prendevano ad argomento fatti del tempo
o
di cronaca; si ricorda la mascherata della fuga dei
partita di pallone, ovvero il Giuoco del Calcio, che
Veneziani
per paura della peste del 1577 alla quale pre.
lettuava anticamente in piazza della Signoria. Questa
sero
parte: Bernardo Strozzi, Sinibaldo Pitti, Vincenzo
ita, giocata in costume cinquecentesco in ricordo di
Filicaia,
Alessandro Acciaiuoli, Sansonetto de’ Bardi, Za-
la del 1530 allorquando il
Principe di Orange accer-
nobi
Carnesecchi, Girolamo Guicciardini, Neri Capponi,
va con le sue truppe Firenze, ormai alla fine della
Ernilio
Ricasoli, Pietro de’ Medici e tanti altri apparte.
libertà repubblicana, di solito viene ripetuta la prima
nenti
a nobili famiglie dell’alto patriziato toscano, i cui
ienica di maggio ed il 24 Giugno: nel secolo XVIII
discendenti
ancora vivono nella bella Firenze. Nel 1569
or un certo periodo giocata anche nell’ultimo giorno
si
fecero delle mascherate per festeggiare la venuta a Fi-
:arnevale. Uno spettacolare
corteo di nobili e perso-
renze dell’Arciduca
d’Austria ed in questa occasione i I fiorentini partiva dal Chiostro di Santa
Maria Nofiorentini per volontà del Granduca Cosimo “ ritornarono
attraversando Firenze imbandierata con festoni
ai Trionfi, che furono
ben ventuno.
Altre mascherate furono
organizzate in delle nozze di don Francesco, figlio di Cosin quali i carri
furono ideati dal Vasari, diretto gnore Vincenzo Borghini, spedaliere degli Inn
rante il Carnevale le feste a Corte furono mol tanti; balli e mascherate si
aggiunsero alla r del melodramma che si affacciava nel nostro t no passate alla
storia le mascherate fatte per le
ponente scalone composto
di ben 140 gradoni che condi piani. Non
meno meritevole di menzione è il grandioso annesso, detto di Boboli.
Il Costruito su disegno
di Leon Battista Alberti fra nabuoni e via della Vigna Nuova, ove a sinistra è
la L Rucellai del 1460. Il palazzo
fu costruito da Bernardo F nel 1446. In
via della Spada, poi, in questo complesso detto punto dei Rucellai, vi è la
Cappella ove si ammira l’Edìcola Santo Sepolcro dell’Alberti che vuol
riprodurre il Sepolcro
Cristo a Gerusalemme.
81 Tenne il Granducato
dal 1609 al 1621, 92
:ìcolori delle varie contrade dal centro della città,
12
ca Santa Trènita @ piazza Pitti, via
Guicciardini, e Vecchio I, gli Uffizi; il corteo giungeva fin sotto la ala dei Lanzi “, preceduto dal Connestabile dei Fanti
D
Pronunziata sdrucciola, come nel latino Trìnitas, prende
ie dalla bella chiesa omonima del XIII secolo.
Ha al cenia colonna proveniente dalle Terme di Caracalla sulla quale h
una statua del Tadda detta della Giustizia. La completaalazzi Bartolini Salimbeni del 1517, Buondelmonte del XIII
e Spini del 1289.
Chiamato Vecchio perché il più
antico dei ponti fiorentini rno. Di epoca romana, poiché si trovava sulla Cassia, fu ruito nel 1333 e
dopo una piena ancora nel 1345 da Neri )ravante. Nel secolo XVI vi si riunirono tutte le botteghe
orafi fìorentini. Al centro del
ponte vi sono due terrazzine anno sul fiume, delle quali quella a destra con un
busto irante Benvenuto Cellini ed una fontana del Romanelli: il
..doio deI ponte è del Vasari.
Alla fine la torre medioevale Mannelli.
44 £ così chiamata perché vi aveva stanza la guardia dei
lzichenecchi di Cosi - 1 dai fiorentini chiamati più brevemo
nto Lanzi. r- detta anche
dell’Orcagna perché appunto a
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della Signoria, dai
trombettieri, dai Mazzieri, dal falone e dagli stendardi del popolo e di parte guel
In ultimo giungevano l’Araldo della Signoria, il Capita
di Guardia del Contado, il Mastro di Campo e gli Alfi
delle squadre dei bianchi e dei verdi, i Giudici del Ca po, il Banderaio della Repubblica ed i Consoli delle
va:
Arti. Appena questo imponente corteo giungeva in Pi della Signoria,
al segnale del Campano del Palazzo, t le campane di Firenze suonavano festose,
indi si svol@ la partita, e verso sera luminarie, cortei, musiche e scherate
completavano il Carnevale.
Quanto allo Scoppio del Carro,
questa è una tratt zione che ha origini molto antiche: si racconta che e suo
ritorno dalla Terra Santa dove era andato per un@ crociata, messer Pazzino de’
Pazzi portasse delle T)ietr focaie, e nel Medioevo i suoi discendenti solevano
giorni di festa, portare nelle case con una fiacco] « sacro foco » acceso
dalla scintilla delle focaie di T Santa. Col
tempo il carro divenne sempre più impone nel 1478 la famiglia de’ Pazzi fu
bandita da Firenz seguito alla famosa Congiura contro i Medici”, ma I
tradizione rimase, anzi si trasfon-nò nello scoppio dc carro. Sin dal tempo
di Leone X, nel 1513, una colomb partiva dall’Altare Maggiore di Santa Maria
del Fiore co: una fiaccola per
appiccare il fuoco al carro. Nel
l’antico carro dei Pazzi si sfasciò, e scomparve anc
questo artista è attribuito
il disegno, ma fu costruita da di Cione e Simone di Francesco Talenti nel 1376.
Restaurata 1837 dal Poccìanti, la Loggia ha un caratteristico taglio got
chiamato fiorentino. Vi sono
scolpite le virtù disegnate da Ag lo
Gaddi, del 1384; ai lati della piccola scala vi sono due le< uno classico a
destra, e l’altro del cinquecentesco Flaminio ‘V ca. Si ammirano nella
Loggia il Ratto delle Sabine del Gianb< gna del 1583 ed il Perseo di
Benvenuto Cellini, del 154 85 Fu ordita da Francesco e Jacopo de’ Pazzi e d
scovo di Pisa Francesco Salviati per assassinare Lorei ciano deí Medici e porre
così fine alla Signoria di qu glia. L’attentato
avvenne in Santa Maria del Fiore il 1478, ma morì solo Giuliano, perché
Lorenzo, aiutato i Poliziano, riuscì
a salvarsi. I congiurati furono poi
Da tale storico avvenimento prese spunto Vittorio Alfieri una tragedia.
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a@ dei simbolico «scoppio », per essere ripresa,
ibiamo visto, nel ‘700, durante le feste di Carneíché
Il Sabato Santo, proprio a spese della stessa de’ Pazzi, ma solo per poco, fino alla morte deldiscendente della famiglia,
Gaetano de’ Pazzi. entemente l’antica costumanza medievale è stamata e viene ripetuta, come di origine, il Sabato
altra caratteristica ed interessante cerimonia del le fiorentino
settecentesco era l’elezione del Duca Ifiori che trae le sue origini dal
lontano 1283. ochi anni fa questa
scherzosa cerimonia si ripea Legnaia
nel mese di Maggio, in ricordo delle festeggianti del secolo XIV, delle allegre
brigate temponi che per le feste del Carnevale si vestiitti allo stesso modo e
terminavano poi le loro rate in cene
e banchetti. Ogni Potenza era
costit un centinaio di giovani appartenenti al « popolo » a cui i nobili
davano un sussidio in danaro. colo XVIII si formavano in tutta Firenze circa 60 §te
Potenze festeggianti o festeggiatrici, alle quali tti era affidato il Carnevale. tornando alla elezione, essa consisteva in un
corCostume quattrocentesco che recava un barile di IL Santissima Annunziata I,
con carri tipici e catici pieni di
ortaggi vari tra i quali i cavoli. Dopo
nchettato nella baldoria generale, veniva eletto il be a turno ballava con le più belle ragazze della che organizzava
questa mascherata.
,&o la fine del secolo XIX invalse anche a Firenze,
@elle altre città d’Italia, l’abitudine dei veglioni. 7 di fronte a Palazzo Barbano vi fu una gran fiera Pensione di Stenterello in
pallone aerostatico; il io del
baraccone della fiera aveva la seguente
‘*I 1250 era l’oratorio dei Servi di Maria, un ordine to>ndato
da sette nobili che furono poi santificati, ed a cui
--- ~- -! fra’ Paolo
Sarpi. Fu trasformato in chiesa nel
Michelangelo, da Pagno Portigiani e da Antonio Manetti,
pelo di Leon Battista Alberti.
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scritta:
«Fiera Industriale fantastica», e tutte le e vicine erano imbandierate
con gli stemmi ingig Firenze. Il
popolo partecipò entusiasticamente al vale, mentre le dame e le giovinette che
dovevi trare in società preparavano con gran cura le che avrebbero indossato
per il veglione ed i landai i
cocchieri in livrea attendevano davanti ai palazzi cortili che i loro
proprietari si decidessero a se( per andare al ballo dei Rucellai” o degli
Antin l’anno ce ne furono tanti che il nostro anonim( come al solito, ha
l’imbarazzo della scelta: si 1 principessa Corsini, dalla principessa Strozzi,
tessa Caselli, dalla marchesa di Laiatico, dall, Fantoni, dalla marchesa Spinola,
dalla contessa Fosso broni, dalla duchessina Franzoni di San Clemente, da
contessa Ferrari Imperiali e dalla marchesa Ugolini, dunque un carnevale molto
movimentato! Non mancò festa dei
Fidenti, così chiamati perché nel periodo Carnevale portavano il teatro
popolare, da modesti fil drammatici,
alla Loggia dei Lanzi fidandosi del bu<
umore e dell’allegria degli spettatori. Tra
un atto e l’alti compariva Viscardello, gobbo buffone, con due orsi, dopo tutti ballavano al suono di una banda sino spuntar del
giorno.
Nel
1885 vi furono veglioni e rappresentazioni ti magnifico salone del Circolo
Artistico, affrescato da Giordano,
con la vendita di bozzetti a beneficio de
veri di Firenze e dei danneggiati dal terremoto di i micciola. In una cena offerta a Niccolò Barabino
pc
steggiare la sua elezione a presidente del Circol to il Circo Pedestre, poi
organizzato da alcuni poni ai quali fu dato il soprannome di Racca,
87 Nobilissima famiglia fiorentina di cui si
ha notizia $in tempi di Federico
Barbarossa. Guelfa dal XIII secolo, incret tò con i suoi componenti lo
sviluppo dell’Arte della lana e
Cambio. Per ben 85 volte la
famiulla raggiunse il Priorato e
renze, 14 volte il Gonfalonierato di Giustizia, 6 volte il 50 del Granducato, ed ebbe innumerevoli vicari, commissari, stà,
capitani del popolo, nunzi ed oratori alle corti di Vienna, Parigi, Savoia e Milano.
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care In gergo fiorentino il classico turbolento chias@rmquieto e dinamico che cerca di far divertire gli
Nacque così per questo carnevale il Circo Pedestre Racca: fu trasformato il grande
salone in un’arena edie attorno e palchetti a nido d’ape, ed al centro %essa
una gran tribuna per l’orchestra. L’abito
preto era quello da cavallerizzo e
l’ingresso fu concesso @nto ad artisti e letterati, oltre che ad alcuni buon>oni
mascherati da... elefanti, cavalli e puledri diretti lowns in originali
costumi. Quelli che più si distinfurono i fratelli Alberto e Fabio
Fabbi che, artisti gnosi ed originali, seppero trasformarsi in ginnasti, tori e
suonatori. La cavallerizza del
Circo, ovvero Racca, alias il pittore Supino, si dimostrò anche I « ballerina
», mentre il pittore Salvatore Auteri, min,lino e fragilissimo, travestito da
saltatore organizzò pantomima con lottatori nerboruti, mettendoli, naImente, al
tappeto. Uno strillone
d’eccezione nonché @ista mondano
del carnevale fu il conte Guarini, che ,»Ibul alle dame un numero speciale dell’Elettrico
con trazioni e disegni di Faldi, Massani e i fratelli Fabbi > pittore e
l’altro scultore), Renazzi, Orlandi, Auteri, , Supino, Sarri, Cecconi,
Angelini, Tricca e Nobili. Si può
dire che il carnevale di Firenze di codesto fu soltanto quello organizzato dal
Circolo Pedestre Racca, tranne per un veglione offerto a Palazzo .lai dalla contessa polacca Puslowska, molto nota suo charme, la sua eleganza e
la sua somiglianza a i Bernhardt; il ballo fu in frac rosso, un’idea molto che
piacque molto.
1886 nell’antico
ghetto si « impiantò » una città le, che
si chiamò Bagdad. All’ingresso
di questa », illuminata da lanterne arabe, vi erano due su due cammelli, che
erano stati prelevati dalla di San Rossore: all’interno vi era una piazzetta
tro della quale vi era un elefante su una colonna inato da un gran fascio di luce a vari colori.
Sotto tici che giravano
intorno ad un’altra piazza chiadella Fontana
o meglio Rahba-el-Kammara che si&va
« riposo della carovana » c’erano dei bazar
97
orientali. Questa trasformazione del vecchio
ghe
que molto e forse si sarebbe voluto che il
CE fosse durato anche di Quaresima, pur di non : le sporcizie del quartiere
ebreo che fu poi buti nella
trasformazione di quella parte della città Il Carnevale del 1891 rimase
memorabile pei veglione alla Pergola, credo l’ultimo perché poi
1 Pergola fu tolta di mezzo: nel vestibolo del teo ché la Pergola per chi non lo sapesse era ap] teatro), si
potevano ammirare tutte le maschere nei
allegri costumi multicolori. Tutta
Firenze era accora a dare un addio
alle feste prima di andare a cospargi
il capo di cenere, a ballare e consumare la cena dal sìg Thompson, futuro Doney”, nell’euforia data dallo
ch
pagne e dai galoppi e valtzer e i balli allora di mc
si racconta che tutti cantassero in coro la « Bella G
gin » e una versione del « Povero Cecco » da far imp dire le signore che si preoccupavano delle caste
orec(
delle loro pupille!
Parlando del Carnevale toscano
non si 1 ticare quello di Viareggio che è stato il più . dei Carnevali
italiani e poteva sino a poco tem petere anche con quello di Nizza. Fino a pocc tima guerra si organizzava una festosa sfila a
co
testa Sua Maestà il Carnevale su un enorme grancl
ma purtroppo questa manifestazione tradizionale, data ad un Ente chiamato
Carnevale Viareggio, ha pe tutta la
spontaneità originale: si fa tanta reclame e ta pubblicità ma ormai si finisce con l’allestire gli mediocri
carri che si possono vedere anche altrove, fino all’anno scorso, a Napoli per
la Piedigrotta.
Anche in alcuni paesi
vicini, come a Bradeglio
Guozza in Garfagnana, si
festeggiava il Carneval
88 Elegante caffè in via
Tornabuoni.
98
ode Impegno. A Bradeglio
nelle feste di Carnevale uno doveva
uscire di paese altrimenti lo si bloccava Stazione o lo si riportava indietro legandogli un gran
ro al braccio destro che voleva significare che aveva into
le leggi carnevalesche e quindi lo si prendeva rsaglio di tutte le burle fino all’ultimo giorno di Carle.
A Guozza c’era il travestimento di uomini in dondi donne in uomini con molta semplicità ma con divertimento di tutti.
Queste strane coppie si riuno ed
attraversavano il paese in abiti a volta ricchi t volte succinti tanto da provocare lo scandalo del
lato
che si « rifaceva » in chiesa la domenica succes,
Nei paesi vi era inoltre una specie di questua di rie: i più poveri, travestiti e mascherati, giravano
delle ceste chiedendo per le case roba da mangiare; to spettacolo non era poi tanto divertente perché di
la povera gente, non avendo di che travestirsi, si Itava le giacche o si dipingeva il viso di nero, e questa
@ie di mascherata, piuttosto squallida in verità, era rnata
« ciccia e ossi ». Maschei-ate minori si organizp In Toscana a Tereglio, a
Peccia, nella valle di Nieove protagonista
del Carnevale è il Beo, uno strano occio che viene buttato in aria e legato ad un palo
uciato nel posto dove ricade. Anche a
Barga si fa il irale del carnevale, a
dire il vero un po’ macabro ed >O’ troppo veristico.
Nella valle di Lima vi è il corteo delle Maschere il bando del
carnevale, e si raccomanda di maschee di
non uscir fuori dalle mura altrimenti vi sadelle pene stabilite da apposito tribunale.
ella provincia di Pistoia si rappresentava il Brugio della Serra creato da Renato Fucini’, o Neri
Licio
se più vi piace. Alcuni attori
si truccavano nella dello scrittore
che era un po’ fuori paese e così si lo
le vecchie maschere toscane come Gasparo, Poloio,
Zaira, Gioiosa che sfilavano preceduti da suona-
·
Nacque a Monterotondo
nel grossetano. Letterato, bril-
·
e simpatico scrittore,
fu critico ed umorista. Tra le sue r*
ricordiamo: La veglia di Neri e Nella campagna toscana.
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tori e da un giovane col «
majo » o grosso ra arricchito di nastri colorati. Aveva luogo 1, tazione della favola del Bruschello ed infine vano il «trescone».
Ci sarebbe ancora qualcos Carnevale di Pisa che riguarda solo gli univ ché
ogni facoltà costruisce un carro prendendo qualche argomento, ma non sempre il
risultato di nota.
Nel 1886 a Livorno vi fu un
magnifico C organizzato dal Circolo Italia, che cominciò la sabato con lo
sbarco del Carnevale dal m darono incontro varie imbarcazioni con le liane di
Stenterello, Gianduia, Pantalone, Meneghino. Dopo lo sbarco tutte le masche il corteo con S.M. il Carnevale in testa
ed a lissimi carri tra i quali primeggiavano quello con stemma della città, cioè una fortezza turrita, ed
uno
soggetto indiano. L’intero corso
era tutto illuminato dopo la sfilata dei carri vi fu il veglione al Teatro d* Avvalorati.
A Lucca e nel contado Lucchese,
il Carnevale 1 minciava il 5 gennaio, vigilia dell’Epifania, o alla Dc
nica di Sessagesima che nel Piano di Lucca (Luni vien chiamata Domenica della
Gallinajola forse pe in questo giorno, una specie dell’attuale Giom mamma, le
figliole maritate invitavano la pranzo, e nel menù era di rito la gallina.
Il poi ricambiato la domenica del Carnevale, c@ che segue il Giovedì
grasso. E si diceva:
La Domenica della Gallinaiola la madre va a ca’ della figliola; e la
Domenica di Carnevale la famigliola va a ca’ della madre.
Quindi a Lucca il Carnevale
arrivava un r cipc>, come del resto a Firenze ed in tutta 1, tanto che i
Canti Carnascialeschi venivano ap, tati la notte dell’Epifania: i giovani, tra
cui unc da vecchia befana, andavano di porta in porta con vio
100
organetti a cantare la Befanata, un’antica canzone in
attro strofe ottonarie, raccogliendo poi per premio ed #urlo dolciumi e cibi prelibati.
Sino
al secolo scorso Vai di Lima si
faceva la « scampanata » che era una ocie di serenata satirica ad... Erode che non era riuscia
far strage anche del Bambino Gesù.
La Domenica di Sessagesima le maschere sia in città e
nel contado invadevano le strade e si assisteva al ado del Carnevale, mentre alla fine delle feste si sabbe
fatto il bando della Guerra che faceva Quaresima ó 4 arnevale.
Il bando del Carnevale era
costituito da alcuni artii nei quali si dichiaravano aperte le feste fino al mer#dì
delle ceneri; si faceva noto che a tutti era perisso di mascherarsi nelle
ore notturne e negli ultimi dì anche
nelle ore del giorno, che nessuno poteva -,ire fuori le mura sotto pena di essere sottoposto a @dizio da un apposito
tribunale. Se qualcuno contravìiva a quanto prescritto da quest’ultimo... articolo,
suo rientro alcune maschere « addette » al controllo, ate di organetti, zufoli, trombe, corni, campanelli, buri e bandiera comunale,
precedute da un lacchè ito di bianco
e con berretto rosso con l’aiuto dei Pullla arrestavano il « disertore », gli legavano un nacolorato al braccio destro
e lo portavano davanti al inale, ove veniva sottoposto ad uno scherzoso proAlla
condanna del reo, poi, il lacchè doveva andare ese per chiedere ai concittadini ed al parroco che %,edessero per il misero tra
le risa scroscianti di i presenti. Infine aveva luogo la mascherata precedagli
squadratosi, che erano una caricatura degli littori romani, con cilindro e
una imponente acdi cartone sulla
spalla. Oltre alle maschere si
faceva qualche carro, almeno uno come a Maggiano o Vai di Serchio ove veniva eretto un albero con dei sui quali le maschere si
arrampicavano per essere tirate da
tutti. Il carro faceva il giro del
paese ferdosi nelle piazze ove si
davano delle rappresentapopolari: la sera invece le maschere giravano per Naoc
eccetto il venerdì, giorno in cui per rispetto alla
101
Passione di Cristo si
astenevano dal circolare. vano quasi tutte le maschere dal Dottore ad Ai
o Pulcinella, ma qui il Dottore andava di soliti pagnato da un tale che li
portava un fantocci( su una sedia, con una gran vescica... sotto 1 ripiena di
sangue di maiale, che il Dottore poi spe
per far credere che il suo « intervento » era riusi liberare l’ammalato dal
male. Le stesse maschere violini ed altri strumenti solevano poi
recitare e ci il Contrasto, la
Zingaresca, il Testamento o il Bi un po’ come in Sicilia, che fu la culla
della nostr@ popolare. Un’altra
usanza di carnevale era il «ti forma», come avveniva a Tereglio, che
consisteva cio di un gran formaggio che era vinto da colui sciva a lanciarlo il
più lontano possibile. Se capi la
forma si rompesse, tutti gli astanti erano au all’ ... assalto e alla presa di
possesso dei pezzi ch tore, naturalmente, perdeva.
Ma qui, a Lucca, la Toscana
medievale e pre, con gli antichi balli tradizionali: la Ven Vita d’oro, il
Trescone o il Pericordino che tutti conoscono. Nelle montagne lucchesi si vano la Monferrina o Manfrina e il Balletto ct,
specie di bolero o tarantella napoletana @. Si b quindi per l’intera notte, a volte negli ultimi tre di carnevale
non escluso il giorno del Giovedì 1 detto del Berlingaccio, ritengo da «berlingare»
ci vuol dire bere e mangiare a sazietà. In quei gio mazzava il maiale
ed il giovedì si mangiavano con contorno di «gallònzon» o rape con « bal
castagne lesse nei grandi camini in cui la leg:
coperta da gusci di castagne affinché il fuoco r a lungo, e mantenga la brace.
Oltre al maiale cano i tortelli, e lo « striscio » come si chiama i la
bistecca di maiale: innaffiano il tutto col vino della Val di Chianti.
90 Sono balli popolari
che, pur essendo chiamati ìn
diversi, si ritrovano un po’ in tutta l’Italia.
102
Dopo pranzo, il martedì
grasso, ultimo giorno di carnevale, tutti cantano:
Carneval, non te n’andare!
Ti
faremo un bel cappello, Ogni punto un fegatello: Ti vorremo contentare.
Carneval non te n’andare!
Ti
faremo una pelliccia, Ogni punto una salsiccia, Ti potresti contentare.
E lo rimpiangono
cantando:
Carnevale era un buon uomo,
Ma la moglie era un po’
ghiotta;
Carneval mangiava un uovo,
E la moglie mangiava una coppia.
A questo punto entra in
funzione il campanaccio, @che ricorda che il Carnevale è finito ed è tempo di
far Quasima, ma tale suono non impedisce ai lucchesi, dopo le incri, di recarsi
a far merenda sui colli per celebrare il arnevalino che si trasporta poi fino
alla prima domenica quaresima con la Pentolaccia detta anche Tabernella -rché:
il giorno della Tabernella
si schicchera e si sfrittella.
Con la Domenica della
Pentolaccia finiscono, ed era ra, le
feste di Carnevale, ma i lucchesi, almeno così iceva G. Giannini I, dando delle
offerte alla Curia, che hiamavano « crociate », potevano nei giorni di quaresiia
mangiare anche uova e latticini.
“I Cfr. Pitrè, Archivio
per lo studio delle tradizioni popolari. [Id. C. Clausen, Palermo 1889, pag. 322.
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